Il 29 luglio 1900 a Monza dopo la premiazione seguita a un evento sportivo Re Umberto I di Savoiasta rientrando con la sua carrozza alla residenza reale monzese e passando nei pressi del palco viene freddato a colpi di rivoltella dall’anarchico Gaetano Bresci.

Bresci viene immediatamente bloccato dai carabinieri presenti sul luogo ma l’omicidio è compiuto. Re Umberto è morto; sale al trono del Regno d’Italia il figlio di Umberto con il titolo di Vittorio Emanuele III.

Gaetano Bresci originario di Coiano alla periferia di Prato era emigrato a Paterson (New Jersey) nel 1898 e lavorava in una fabbrica tessile. In quella città si era creata una comunità italiana anarchica scissa un due fazioni tra loro contrapposte: quella dell’anarchismo individualista e dell’atto impulsivo e quelladell’organizzazione partitica e delle masse. Gaetano apparteneva alla prima corrente, e lo dimostrò con i fatti. BRESCI nacque, bizzarra coincidenza, l’11 novembre 1869, proprio come Re Vittorio Emanuele III e “rischiò” proprio di chiamarsi come lui in ossequio al neo nato erede al trono.

Gli anarchici in quegli anni costituivano una vera e propria minaccia per i potenti dell’epoca: Umberto I subì infatti già due attentati da parte degli anarchici Acciarito e Passanante.

Gaetano Bresci ha sempre sostenuto di aver agito da solo per punire il Re principalmente per ciò che successe due anni prima, nel 1898, durante le proteste popolari a Milano in cui il Regio Esercito pose lo Stato d’Assedio e sparò addirittura con le artiglierie sui civili per sedare i disordini e proprio Re Umberto I, per aver così “pacificato Milano”, concesse al Generale Bava Beccaris Comandante del Presidio di Milano l’alta onorificenza del Collare dell’Annunziata. Le vittime “pallide e sanguinanti” così definite da BRESCI andavano vendicate.

La pista del complotto, di un’organizzazione dietro l’attentatore fu battuta dagli inquirenti ma sempre senza risultati concreti, si cercò per anni un complice, Luigi Granotti, che pare abbia accompagnato Bresci in parte del suo viaggio fino a Monza ma lo stesso non fu mai rintracciato riuscendo a far perdere le proprie tracce. Bresci fu condannato all’ergastolo: durante il processo ci tenne a non passare per un ignorante o per un disperato che aveva compiuto un atto scellerato ma argomentò sulle proprie azioni volendo sempre mostrare cultura e cognizione di causa. Venne quindi tradotto nel carcere dell’Isola di Santo Stefano e anche se i marinai che lo trasportavano avevano l’ordine di non rivolgergli la parola il marinaio Salvatore Crucullà’ infrangendo la consegna gli chiese: “Perché hai ammazzato il Re”? Bresci lo guardò con compassione e gli rispose: “l’ho fatto anche per te”. Tutti risero e BresciI li accusò di essere troppo ignoranti per capire al che ci fu un alterco con l’Ufficiale dei Carabinieri che lo accompagnava che si concluse con la frase lapidaria di Bresci: “Io passerò alla storia, voi sarete polvere”.

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Colpo di scena! Il 22 maggio 1901 dopo circa quattro mesi di detenzione Gaetano Bresci viene trovato, nella cella di isolamento in cui era detenuto, impiccato con un asciugamano ad una delle sbarre della cella.Suicidio. Suicidio che sorprende tutti. Bresci era fiducioso nel ricorso in Cassazione, nella rivoluzione anarchica, metteva da parte i soldi che la sua compagna Sophie (era anche padre della piccola Madeline) gli inviava dall’America con cui ogni tanto comprava del “sopravvitto”, sembrava essersi immedesimato nel suo nuovo “mondo” senza aver dato precedentemente segni di insofferenza o squilibrio anzi cercava, per quanto possibile, di fare esercizio per non appesantirsi troppo e invece improvvisamente si suicida.

Viene obiettato che non dovrebbero essere presenti delle asciugamani nelle celle degli ergastolani proprio per evitare queste eventualità e allora viene detto che Bresci si è impiccato con un fazzoletto cosa che sembra ancora più inverosimile. Strani e repentini scatti di carriera che si sono verificati alla morte di Bresci tra le autorità coinvolte nel “caso Bresci” potrebbero far pensare o a un premio per averlo eliminato o a cucire qualche bocca.

Gaetano Bresci, l’anarchico venuto dall’America agì veramente da solo? Fu dunque suicidato una volta in carcere? Gli fu fatto pagare il regicidio? Su commissione di chi? Sembrano questi interrogativi scolpiti ormai nella pietra dura della storia che non troveranno mai una risposta certa.

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L’Italia con quel cambio prematuro del proprio Re causato da Gaetano Bresci a rifletterci bene cambiò comunque le proprie sorti. Umberto I convinto “triplicista” (Triplice Alleanza con Germania e Impero Austro Ungarico) forse sarebbe sceso nella Prima Guerra Mondiale al fianco degli Imperi Centrali invece il suo erede Vittorio Emanuele III che si dimostrò molto meno “triplicista” del padre infatti intraprese la Prima Guerra Mondiale al fianco di Francia e Gran Bretagna.

Ipotesi affascinanti su cui sarebbe bello per gli appassionati congetturare e argomentare durante una cena ma si sa: “con i se e con i ma non si fa la storia”.

Emiliano Luongo

Autore http://www.lefilnoir.com/

Ipotesi affascinanti su cui sarebbe bello per gli appassionati congetturare e argomentare durante una cena ma si sa: “con i se e con i ma non si fa la storia”.

3 COMMENTS

  1. ho ieri visto il film che ha esordito ,proiettato giust’appunto a Prato (PO),da semprre ma solo ora comprendendone ‘origine e ragioni contestuali hoguardato all’anarchico ,meno all’anarchia , con curiosità ed anche con sensazione d’affinità imprescindibile. ad oggi mi considero in tutto e pertutto anarchico individualista ,percependo im maniera limpida che la mia è questione imposta dal mio io più imo , unico ma a parer mio reale sollievo possibile da trarne è la libertà più intima ,una specie d’infantilità geniale che torna,tornae torna

  2. (dall’estero)

    Buongiorno. Con molto ritardo e col mio imperfetto italiano vorrei rispondere alla domanda di Tommy.Cantafio, “Voi cosa ne pensate?”, a proposito dell’articolo. Io ne penso che non si puo in questo caso -essendo chiaro che ogni caso è diverso- parlare di mistero, all’infuori delle ragioni che spingono un uomo od una donna a sacrificare la propria libertà per la libertà… di altrui. Pero su questo punto, anche lo stesso Bresci non avrebbe forse potuto rispondere, almeno che l’avesse fatto attraverso une risposta diludente, dicendo che trovava ‘naturale’ il farlo… Cordialmente

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