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L’origine aliena della specie umana

L’origine aliena della specie umana

“Mentre cercavo di classificare la vostra specie, improvvisamente ho capito che voi non siete dei veri mammiferi: tutti i mammiferi di questo pianeta, d’istinto sviluppano un naturale equilibrio con l’ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce. E l’unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un’altra zona ricca. C’è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento, e sai qual è? Il virus. Gli esseri umani sono un’infezione estesa, un cancro per questo pianeta: siete una piaga!”

 L’essere umano: l’unica razza in grado di formulare pensieri articolati, costruire infrastrutture, mezzi di trasporto, elaborare macchinari per semplificarsi la vita, dalla semplice lavorazione del cibo alla tecnologia che gli permette in tempo reale di entrare in comunicazione coi propri simili anche a migliaia di km di distanza, interagire tra le diverse specie del pianeta e di dominarle a suo piacimento.

Ma è anche la sola in grado di creare conflitti unicamente per arricchire la propria sete di potere, uccidere i propri simili, sopraffatti dal sentimento di gelosia, dall’odio, dall’avarizia. Unici nel giustificare un’azione basandoci sul calcolo del profitto economico che essa può portare. Siamo una razza avida, egocentrica, non curante del danno che le nostre opere possono recare all’ambiente e agli altri esseri viventi; una piaga che distrugge poco alla volta il ciclo naturale degli eventi, che annienta portando all’estinzione flora e fauna indistintamente: siamo un pericolo per noi stessi.

Ma allora, per quale motivo siamo qui?

Com’è possibile che dopo aver creato un’ecosistema perfetto, la natura abbia dato il via ad un processo di autodistruzione generato da una sua creatura? Perché molto probabilmente noi non siamo suoi figli. Il termine “Anunnaki” significa “coloro che scesero sulla terra”. Nella mitologia sumera sono figli di “AN”, il dio del cielo.

Lo studioso, scrittore, archeologo e giornalista di origine russa Zecharia Sitchin, ipotizza una colonizzazione della terra e la creazione dell’Homo Sapiens, ad opera degli Anunnaki, citati nella Bibbia con il nome di “Nephilim”. Per Sitchin, nelle acque del Golfo Persico ammarò un gruppo di 50 Anunnaki, i quali diedero vita alla prima colonia extraterrestre. Crearono in seguito altri insediamenti per la realizzazione della loro missione: estrarre l’oro dalle acque del Golfo Persico.

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La quantità di oro però non fu sufficiente, da li decisero di procedere con l’estrazione anche in territorio continentale Africano. Il lavoro risultò più faticoso di quanto comunque previsto; fu così che si decise di ammaestrare un essere inferiore per l’estrazione del prezioso metallo.

All’epoca della colonizzazione però, l’unica specie ominide presente in grado di poter procedere a simili lavori era l’Homo Erectus, il quale però presentava notevoli difficoltà nello svolgere mansioni pressoché semplici. Si decise dunque di provvedere ad una modificazione genetica dello stesso, modificando il DNA della specie terrestre con quello degli Anunnaki. Il risultato fu la creazione dell’Homo Sapiens, creato ad immagine e somiglianza dei loro padri. Questa prima spiegazione può dare una risposta alla domanda di ricerca dell’anello di congiunzione tra le due specii di ominidi.

Coerentemente con quanto narrato dall’epopea di Athrasis e con quanto descritto dalla scienza ufficiale l’homo sapiens compare infatti proprio circa 300.000 anni fa in Africa, ossia esattamente 144.000 anni dopo l’arrivo degli Annunaki. Enlil inoltre considera utile condurre alcuni di questi Homo Sapiens in Eden per farli lavorare nei campi e fornire cibo agli Annunaki. Si osservi come in questo momento l’Homo Sapiens, in quanto ibrido, non è in grado di procreare.

In seguito, grazie ad un ulteriore intervento di ingegneria genetica, gli annunaki, furono in grado di creare un soggetto femminile perfettamente compatibile con gli Adam. (ADAM= UOMINI; ADAM= LAVORATORI DELLA TERRA: TERRESTRI)

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A sostegno di questa tesi, Sono state trovate rovine risalenti a più di 100.000 anni fa in Mozambico a ovest di Maputo e in Zimbabwe le cui dimensioni fanno pensare a metropoli popolate da circa 200.000 persone che nella TOE identificano come le metropoli Annunake nell’Abzu costruite nei pressi delle miniere d’oro africane dove fare lavorare i primi esseri umani: i Sapiens.

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Gli Annunaki vengono descritti come giganti nei miti dei nostri antenati; nella Bibbia in “Numeri 13,33 e Deuteronomio 9,2 addirittura si citano i figli di Anak, della razza dei giganti. Ritrovamenti di ossa di giganti sono stati trovati in diverse parti del globo. Come rispondere alla domanda: chi e come ha potuto movimentare le enormi lastre di granito di Baalbek in Libano, le cui più pesanti pesano 900 tonnellate l’una e che messe una accanto all’altra costituiscono una base perfettamente piatta, tipo una base di lancio per missili?4

Vedasi a tal proposito quanto narrato nell’epopea di Gilgamesh che nella terra dei cedri (l’attuale Libano) descrive un vero e proprio lancio di un razzo come lo descriverebbe oggi un bambino dinanzi al lancio del razzo vettore degli Shuttle. Ma tuttora, ai giorni nostri, alcuni “giganti” fanno la loro comparsa. E non mi riferisco a quelle persone che a causa di malattie genetiche, subiscono un’incontrollata crescita del proprio organismo. Insomma, altro non siamo che il frutto di un esperimento di bio-ingegneria; una mutazione accelerata di una specie: l’Homo Erectus, la quale molto probabilmente avrebbe avuto un’evoluzione differente da quella che conosciamo come Homo Sapiens.

 Tempo fa, nel programma “Adam Kadmon: rivelazioni”, si affrontò il tema dell’origine non naturale dell’essere umano, spiegando come alcune particolarità che ci contraddistinguono dagli altri esseri viventi su questo pianeta, siano pressoché d’ostacolo per un normale processo evolutivo di una qualsiasi specie. In primis notiamo come le nostre unghie ed i nostri capelli crescano incondizionatamente. Ciò avrebbe comportato in epoche antiche, una notevole difficoltà nel gestire questa abbondanza di escrescenze in caso di fuga da un predatore ad esempio; i nostri avi si sarebbero potuti incastrare con i capelli tra gli alberi, ed essere facili vittime.

La crescita continua delle unghie non avrebbe potuto dare la possibilità di usufruire a lungo termine, delle mani e dei piedi: i nostri antenati si sarebbero dunque trovati in una situazione non comoda anche per compiere banali gesta. Siamo privi di peli a confronto delle altre razze di primati, o perlomeno li abbiamo in maniera vistosa solamente in alcune zone del corpo, mentre per altre, è praticamente irrilevante la loro presenza. Questo sicuramente, avrebbe potuto dare non pochi problemi durante l’alternarsi dei periodi di glaciazione. Un’ulteriore problema emerge dal fatto che siamo l’unica specie non in grado di subire un processo di “auto-guarigione” in tempi brevi.

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I nostri tessuti, se lacerati in profondità, impiegano un tempo relativamente lungo per la loro cicatrizzazione: questo comporta una maggior esposizione a microorganismi e batteri che dall’esterno possono attaccare la parte ferita del corpo, portando così, specialmente in epoche antiche, ad un progredire delle infezioni, ed il protrarsi di quest’ultime comporta malattie e, nel peggiore dei casi, di conseguenza, di decessi. (Il periodo di riferimento in questione, per tutti questi esempi citati, è da ritenersi ai primi tempi in cui l’Homo Sapiens, così come lo conosciamo, è comparso sulla Terra).

Com’è possibile dunque che la Natura non abbia dato ad una sua creatura le capacità genetiche di sopperire a tali handicap?

Perché l’Homo Sapiens non è figlio della Natura!

About The Author

Alex Zattiero

Staff – Giornalista pubblicista – Redazione MisteriDellaStoria
Le sue esperienze in giro per il mondo lo portano a maturare come persona, e professionalmente come scrittore. È infatti autore dei libri di filosofia: “La Nuova Via del Bushido” e “Lo Sviluppo dell’IO”; lavora come giornalista pubblicista presso alcune testate, ed è appassionato di arti marziali, tra tutte il Judo, che pratica da quando aveva 12 anni.

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