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Quando la scienza russa resuscitava i morti

Quando la scienza russa resuscitava i morti

Nascere, crescere, morire. Sin dalla notte dei tempi l’uomo ha convissuto e tentato di comprendere, per quanto rientri nelle sue possibilità, la realtà dell’esistenza.

In particolare il termine di quest’ultima, la morte, era considerata una questione totalmente oscura e non comprensibile: in epoche antiche i primi israeliti, ancora poco istruiti in materie teologiche, credevano in un imprecisato Sheol (שְׁאוֹל) un regno “delle ombre” non differente dall’Ade (Ἅιδης) greco, tant’è che nella versione biblica dei Settanta i due termini vengono fusi. La credenza in un «oltretomba» più o meno generico era, in qualsiasi caso, diffusa in quasi tutti i popoli del Mediterraneo: Egizi, Etruschi, Ittiti, Cartaginesi, Filistei, Cretesi, Romani, Fenici.

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Tuttavia l’evidente dualismo della realtà costituito da vita e morte non veniva sempre considerato inscindibile, ovvero composto da elementi in estrema contrapposizione ed inconciliabili. Le numerose forme di spiritismo e necromanzia che nei secoli antichi conobbero una forte popolarità contribuirono a diffondere l’idea secondo la quale la barriera presente tra il «regno degli spiriti» e quello dei viventi poteva essere infranto, plasmato secondo le volontà dello stregone o dell’evocatrice di turno. Naturalmente era altresì comprensibile ed intuibile l’estrema pericolosità di tali pratiche che oggi riconosciamo come «occulte», difatti sia nella Bibbia (I Samuele 28; Deuteronomio 18:10-12) che nel mito greco di Ἀσκληπιός (Asclepio)  – il quale viene fulminato da Zeus per aver appreso l’arte di “resuscitare” i morti – vi sono forti ammonimenti a riguardo. Verosimilmente un ammonimento del genere è rintracciabile anche nel moderno romanzo “Frankenstein” (1816) di Mary Shelly.

Sebbene la religione cristiana, sin dal suo esordio, riuscì ad arginare la continua espansione dello spiritismo e della necromanzia anche tramite leggi ad hoc, dal XVI secolo in poi a queste forme magiche si sostituì la concreta ipotesi scientifica positivista: i corpi dei deceduti potevano essere riportati alla vita tramite procedimenti tecnici. Solo due secoli più tardi l’ipotesi diviene realtà. Nella Russia sovietica di metà anni ’20 un gruppo di scienziati guidati dal Dr. Serge Bryukhonenko inizia a fare esperimenti di questo tipo sugli animali, nel caso specifico sui cani: gi nel 1928 l’equipe di Bryukhonenko presentò dinnanzi alla comunità scientifica russa la prima testa di cane – priva del resto del corpo – che rispondeva ad alcuni stimoli esterni. In sostanza era stata creato un meccanismo che riproduceva le funzioni del cuore e dei polmoni, potente a tal punto da poter far «resuscitare» la parte del corpo che non li possiede. Quella testa riuscì a rimanere in vita per alcune ore, ovvero sino a quando le cellule presenti nel sangue non iniziarono a disintegrarsi lentamente, rispondendo prontamente alle sollecitazioni che lo scienziato gli presentava: battiti di martello, cibo ed acido citrico. Bryukhonenko sostenne che quella macchina era in grado di far rivivere anche un corpo intero, ma non più di 15 minuti. Il regime comunista non esitò nel divulgare la notizia per questioni d’immagine, per voler dimostrare la propria superiorità in campo medico e scientifico rispetto agli oppositori. Ciò nonostante il vero scopo di tali ricerche, stando a quanto emerso dopo la caduta del muro di Berlino, era quello di creare dei mostruosi robot con testa canina – delle macchine da guerra si crede – pronti a rispondere ad ogni comando.

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Al tempo non v’era la tecnologia adatta per ricreare un cervello umano o animale, per cui la testa «originale» era necessaria affinchè una mostruosità del genere potesse funzionare.


Non esistono documenti che attestino ricerche di questo tipo anche su uomini, ma le probabilità che la scienza russa, protetta dal segreto del regime, abbia successivamente tentato esperimenti anche su cavie umane è alta.


Siamo tuttavia certi che Stalin, nei primi anni al potere, abbia espressamente richiesto la creazione d’un “superuomo“, un ibrido tra uomo e gorilla capace d’avere l’intelligenza del primo e la forza bruta del secondo, da usare naturalmente per scopi bellici.

Il leader comunista, stando ad alcune fonti, avrebbe inoltre finanziato le ricerche mediche con il fine di poter “rianimare” i corpi dei soldati più valorosi. Sempre in Russia, solo 30 più tardi, Vladimir Demikhov riuscì a creare un abominio: un cane a due teste. La mitologia greca ci offre un corrispettivo: Ὄρθος (“Orto“), fratello di Cerbero, della Chimera e dell’Idra, custode della mandria di Gerione e ucciso da Eracle nella sua decima fatica. Questo orrore era la commistione d’un cane di piccola taglia, ormai in fin di vita, e uno di grossa taglia sano. L’esperimento, oltre ad essere mirato per la progressione in campo medico dei trapianti, voleva essere una vera e propria dimostrazione che la morte può essere rallentata o del tutto fermata in alcuni casi.

Sfortunatamente per Demikhov la maggior parte di quei poveri animali non sopravvissero a tali interventi e quelli che riuscirono a salvarsi non superarono il mese di vita, spesso costellato da atroci sofferenze fisiche. Sebbene l’eterna paura della morte nutrita dall’uomo sia stata esorcizzata nei millenni numerose volte e con metodi diversi, taluni esperimenti che di medico e scientifico hanno solo l’apparenza non possono essere giustificati esclusivamente in nome del “progresso”, quel progresso che mira persino a voler prevalicare i confini naturali dell’esistenza – e, nel raggiungere tale obiettivo, procura enormi sofferenze a creature indifese. Ad oggi, come avevamo accennato in precedenza, non si è certi di quali – e quanti altri – test simili son stati effettuati nei laboratori sovietici, ma l’aura di mistero che ricopre tali ricerche contribuisce ad accrescere il timore che i pochi esperimenti venuti alla luce siano solo “la punta dell’iceberg“.

 

Lorenzo Tacchio

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Tommy.Cantafio

Presidente & Fondatore dell'A.C.I.M.S MisteriDellaStoria.com Specialista IT Microsoft, programmatore e Web-designer. Nel tempo libero mi dedico alle mie due più grandi passioni; ovvero la storia e l’informatica; tanto che ho deciso di realizzare questo sito. Mi avvalgo di quelle che sono le mie ” potenzialità ”di progettatore e web designer e collaboro con i miei più fidati amici.

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