Le mummie di Roccapelago un mistero da raccontare

A volte ci si immagina la storia come un noioso elenco puntato di date e nozioni. Spesso la storia è vista come il racconto di qualcosa di lontano, troppo lontano. Qualcosa, che in un certo senso, non ci riguarda più di tanto. Altre volte, invece, la storia irrompe davanti a noi umani quando meno ce l’aspettiamo, forse per stupirci, o forse per ricordarci che non esisterebbe il presente senza realtà, talvolta nascoste, da raccontare.

Questo è stato un po’ il caso dell’eccezionale ritrovamento delle mummie di Roccapelago, un paese in provincia di Modena a quasi 1100 m sul livello del mare, abitato, ormai, da neppure un centinaio di persone. Per arrivarci bisogna attraversare un paesaggio affascinante, dolce e ruvido al tempo stesso, incastonato fra altissime pareti di roccia. A un certo punto appare in lontananza il castello, che nel xiv secolo fu oggetto di violenta contesa fra Obizzo da Montegarullo e la città di Siena.

Ma torniamo al ritrovamento: tra dicembre 2010 e marzo 2011, in occasione dei lavori di restauro nella Chiesa della Conversione di San Paolo, vennero trovati oltre 280 cadaveri, di cui 60 perfettamente mummificati. Non si tratta però come in altri casi di una mummificazione volontaria di un gruppo sociale, ma della conservazione di un’intera comunità, complici il clima secco e fresco, e il bassissimo livello di umidità presenti nel luogo di sepoltura, una fossa ubicata proprio sotto il pavimento della chiesa. Questo ambiente sotterraneo è stato utilizzato come cimitero dalla seconda metà del Cinquecento alla fine del Settecento; insomma, lì sono rimasti imprigionati oltre 200 anni di storia e storie, usanze, mode, superstizioni di una piccola comunità. Non c’è che dire: mai, come in questo caso, la storia è stata così viva. È impressionante pensare che per tutti questi anni, quei corpi siano rimasti lì, con gli oggetti a loro cari, con i monili da cui non avrebbero mai voluto separarsi, avvolti nei tessuti che accompagnavano ogni loro movimento. Tantissimi sono i ritrovamenti che consentiranno a storici, chimici, antropologi e non solo di studiare il caso delle mummie di Roccapelago da varie prospettive: quali erano le patologie più comuni di quelle persone? Di cosa morivano più frequentemente? Cosa mangiavano?

Quel cimitero sotterraneo, quindi, è la fotografia di duecento anni di una comunità montana dell’Appennino modenese, un ritrovamento preziosissimo.

Fra i vari reperti studiati ce n’è uno, in particolare, che affascina e commuove: al collo di una defunta Mummia di Roccapelago è stato trovato un raro documento di devozione popolare: una sorta di contratto che Maria Ori – in calce, aveva aggiunto anche la propria firma – era convinta di avere stipulato con Dio un contratto che le garantiva, in cambio di preghiere, la concessione da parte dell’Altissimo di cinque grazie e una protezione certa dal male.

Sono ancora molti i misteri che aleggiano su questa piccola chiesa delle Mummie di Roccapelago, incastonata come un gioiello sulle ruvide pareti di un monte, a cavallo fra Emilia e Toscana. Secondo alcune indiscrezioni, infatti, dalle ultime analisi fatte sul dna di uno dei defunti, gli scienziati avrebbero identificato anche un suo discendente diretto, tuttora vivente. Inutile sottolineare l’importanza di una tale scoperta, che consentirebbe agli scienziati e agli storici di studiare, dipanando la ‘matassa’ del patrimonio genetico, l’anello di congiunzione fra il presente e le polveri del passato.

20150827_121415_LLS-scaled Il mistero delle mummie di Roccapelago
Mummie di Roccapelago – Misteri della Storia

Consigliamo di visitare il sito ufficiale delle Mummie di Roccapelago

Leggi anche il nostro articolo sulla mummia di Vincenzo Camuso da Bonito

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